La società odierna, attribuisce un grande peso all’avvenenza e alla prestanza fisica. Si misura la propria intimità con una persona, sulla base degli incontri di natura sessuale.
Mettersi a nudo fisicamente, è naturale ed istintivo, lo si fa con leggerezza, e può accadere con molte persone; non prevede per forza, un coinvolgimento di natura personale o uno scambio che nasce quando ci dedichiamo a conoscere l’altro in tutte le nostre sfaccettature.
Stare nudo emotivamente invece, nasce da una profonda auto- ed etero- coscienza, cioè la conoscenza di noi stessi e dell’altro, compresa la sua realtà.
Il nudo emotivo è la nostra pelle e il nostro bagaglio personale, è quello che ci fa contestualizzare e agire in determinati modi in determinate situazioni e anche nei confronti delle nostre emozioni, sentimenti e sensazioni.
Non è facile riuscire a mettesi a nudo emotivamente davanti ad un’altra persona, perchè c’è bisogno di tempo, un fattore che nella nostra società è sempre meno considerato, forza interiore ed equilibrio, e infine voglia di ascoltare, sentire e abbracciare le emozioni proprie e altrui.
Quando impariamo a gestire la nostra emotività, comprendiamo parte di noi stessi: identifichiamo quali sentimenti proviamo e in quali occasioni, e capiamo cosa ci fa sentire a nostro agio e cosa no, quali emozioni siamo disposti a condividere e con che tempi. Il nudo emotivo, ci permette di dare sfogo anche alle nostre paure e insicurezze.
La comprensione di cosa ci rende vulnerabili, ci permette di essere più forti.
Questo non vuol dire che le nostre debolezze emotive scompariranno, ma riusciremmo a capire quando compariranno nella nostra vita, che nome hanno, e potremmo identificarle e agire su di esse, impedendo che creiino situazioni negative verso noi stessi, e anche verso i nostri legami più importanti.

E chi in passato era nudo emotivamente ed è rimasto scottato?
È intuibile che non sia facile, (ri-)mettere a nudo una persona ferita.
Dovremmo indossare i suoi abiti, capire le sue paure, quali rifiuti, abbandoni e sensazioni di incomprensione ha. Non sarà possibile, almeno per i primi tempi, esplorare le stanze emotive dell’altro. Come detto prima, bisogna seminare bene: il reciproco donarsi nel mettersi a nudo emotivamente, il tempo e l’ascolto, daranno i loro frutti. Lasciamo che l’altro tocchi la “nostra pelle”, che ci veda e possa sentirci, e comprenda che siamo lì per lui e liberi da pregiudizi.
La connessione tra due persone, su un piano così intimo non si crea sempre e in qualsiasi ambiente, devono esserci una commistione di fattori: i tempi giusti, l’affinità mentale, le condizioni favorevoli.
Oltre a un primo ascolto interiore, lo scenario emotivo ideale per permettere alle persone di mettersi a nudo, è quello in cui incontra dall’altra parte empatia ed intelligenza emotiva. In questi scenari, vige la comunicazione quella costruttiva, che è potenziata da una comprensione che trova una sua solida base nel rispetto e nella tolleranza; due cardini delle relazioni di qualsiasi natura.
EMPATIA= la capacità di comprendere a pieno lo stato d’animo altrui, “sentire dentro“.
INTELLIGENZA EMOTIVA= è un aspetto dell’intelligenza legato alla capacità di riconoscere, e gestire in modo consapevole le proprie e altrui emozioni.
Solo all’interno di questo scenario, un ambiente rilassato, sarà possibile un incontro intimo, dove si potranno mettere a nudo le paure, le insicurezze e le vere emozioni.

Più in generale possiamo affermare che la nostra pelle emotiva è la chiave per connetterci con il nostro più profondo inconscio, e la realtà degli altri.
Analizzarsi emotivamente in prima persona, può essere doloroso: ci esponiamo a sensazioni sgradevoli e a ricordi che pensavamo ormai cancellati, ma per molte ragioni questo “lavoro” di scavare nell’emotività personale, è utile… non sempre, ma molto spesso.
Il metterci a nudo emotivamente, dopo un lavoro personale ed interiore, ci permette di: sanare le nostre ferite emotive del passato, perché se riusciamo a guardare indietro con serenità, potremmo instaurare oggi, relazioni significative. Chi non esplora il suo vissuto emotivo è dominato dalle sue reazioni, e diamo a chi ci è attorno il potere di governarci qualora riesca a toccare un nervo scoperto di cui non siamo consapevoli. Accedere alla nostra emotività ci facilita nella quotidianità: sappiamo e ci rendiamo conto di quali siano le corazze e le maschere che indossiamo. Possiamo scegliere quando e perché è sano essere interpreti della realtà, e quando invece vogliamo connetterci in modo autentico agli altri.
Solo la coscienza dei nostri filtri emotivi, ci permetterà di aprire gli occhi, di entrare appieno in relazione con il nostro corpo e la nostra mente, e infine di aiutarci ad abbracciare le paure che minano il nostro equilibro interiore.
Dott.ssa Lia Di Gilio,
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