Qualche tempo fa scrissi di alcuni comportamenti apparentemente innocui che tutti noi, chi più e chi meno, mettiamo in atto quando pubblichiamo foto o scriviamo sui social network. Alla luce di questo articolo diverse persone mi hanno evidenziato un disturbo, di cui oggi si parla sempre più spesso, che pare mettere in atto in modo esasperato questi comportamenti.

Per chi fosse interessato l’articolo citato è il seguente: https://liadigiliopsicoterapeuta.wordpress.com/2017/04/14/i-comportamenti-apparentemente-innocui-da-social-2/

Il disturbo in questione è l’ormai sempre più nominato NARCISISMO, ovvero disturbo Narcisistico di personalità. La domanda da cui vorrei partire è la seguente: i social network hanno un qualche ruolo nell’incrementare i comportamenti patologici di questo disturbo? Mi spiego meglio, sarà in qualche modo colpa loro dal momento che forniscono nuove e facili occasioni per metterci in vetrina, la condizione per la quale il narcisista va ghiotto?

“Questi bulimici dell’attenzione altrui hanno trovato il loro habitat ideale sui social network: certo, i narcisi sono sempre esistiti, ma finché non sono stati inventati i selfie, avevano poche occasioni di dare dimostrazione di sé” Paolo Crepet

narcisismo

Di norma le persone si limitano a postare ogni tanto qualche link di proprio interesse, o usufruiscono della visibilità dei social network per incrementare la propria attività lavorativa; ma ci sono poi persone che vivono sui social, senza considerare se sia giorno o se sia notte, lo scopo è avere più follower o like possibili. Le notti diventano insonni se una foto non raggiunge il successo aspettato e la scalata alla celebrità virtuale, diventa una vera e propria ossessione dalla quale il narcisista, che al passo con i tempi, diviene narcisista virtuale, non riesce a fare a meno.

Possiamo parlare di una vera e propria dipendenza da “like”: subito dopo l’impellente necessità di farsi vedere infatti, viene quella di farsi ammirare.

I social network sono formidabili in questo, danno un feedback immediato!

Il narcisista virtuale, così come il narcisista classico, non è interessato a instaurare un vero rapporto con l’altro. È un anaffettivo: non lascia spazio a nessun tipo di coinvolgimento emotivo. Ogni occasione di contatto è solo una nuova opportunità per auto-affermarsi, con il conseguente piacere e senso di potere che ne deriva (due meccanismi che innescano facilmente la dipendenza e il senso di assuefazione nel cervello umano).

Per il narcisista virtuale, il social diventa il suo palcoscenico personale: può inventarsi tutte le identità che non ha e trasformarsi in chi vorrebbe essere; creando dei personaggi funzionali alle situazioni, riciclabili o rinnovabili di volta in volta. È un vero e proprio mago dell’inganno e anche dell’auto-inganno! I narcisisti sono più preoccupati di come appaiono che di cosa sentono.

Nel web questo individuo diventa ancora meno umano che nella realtà, perchè il suo scopo sono i numeri i cosiddetti followers, individui che per lui sono anonimi quasi alla stregua degli oggetti che si possiede per poter raggiungere uno status.

L’attaccamento ai social per nutrire il proprio ego però, comporta dei costi (come avviene in tutte le condizioni di dipendenza). Infatti, questi individui molto spesso perdono di vista la realtà. Rischiano di isolarsi al punto di compromettere le relazioni amicali e familiari, arrivando anche a perdere il lavoro.

Riflesso-di-una-mela-sullo-specchio

 

Chiaramente il quadro appena descritto, riporta una condizione patologica che prevede un determinato percorso di cura.

Un po’ di sana vanità da social, non ha mai ucciso nessuno, ma… Come si può fare allora per non inciampare in alcuni meccanismi che a lungo andare potrebbero intrappolarci e portarci come nel caso del narcisista, a perdere di vista le cose davvero importanti?  La soluzione è una, ed è davvero banale: si deve imparare a voler bene alla persona che siamo e ad accettarla per ciò che è limiti, pregi, difetti e caratteristiche positive.

L’autostima e l’amor proprio sono le armi più potenti e che molto spesso deponiamo.

Dott.ssa Lia Di  Gilio,

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