I genitori non amano urlare dietro ai propri figli, ma spesso una serie di eventi (stress lavorativo, impegni crescenti, discussioni con il partner, una giornata proprio nera o un mal di testa che è dalla mattina che non ci molla), portano l’adulto ad essere spazientito e quindi, ogni “piccola mossa birbante” ci porta a non vederci più. Esistono delle regole da seguire che permetteranno al genitore di farsi ubbidire senza urlare.
Non esiste ovviamente un’unica strategia che sia sempre valida, ma una serie di accorgimenti e di comportamenti possono certamente essere d’aiuto.
Partiamo dal presupposto che non esista il libro che faccia da manuale su “come diventare il genitore perfetto”, quindi non sentirti in colpa se capiterà che non saprai come comportarti con tuo figlio. Il bambino, è un individuo con il suo carattere e le sue caratteristiche in costante divenire, e il suo processo evolutivo dovrebbe puntare a quello di diventare una persona autonoma. Quindi: aiutalo a responsabilizzarsi e a sviluppare l’indipendenza.
Tagliare il cibo nel piatto, vestirlo ed allacciargli le scarpe, fa risparmiare un sacco di tempo, ma insegnargli e osservarlo mentre lo fa lui autonomamente, gli permetterà di mettersi alla prova e di diventare non solo più esperto ma sicuro di sè. I risvolti pratici che comporta un bimbo autonomo, non serve nemmeno stia qui ad elencarli. Se spendiamo più tempo in queste piccole cose, passeremo meno tempo poi ad urlargli dietro perchè è lento e non si sbriga!

In psicologia il rinforzo negativo (sculacciata) ha un effetto immediato ma solo nel breve termine, altrimenti basterebbe uno sculaccione affinchè un determinato comportamento non si ripeta più. Nel lungo termine però provoca degli effetti e sono negativi: paura e senso di colpa; è un modello che tuttavia, pur dettando un limite, non insegna ai più piccoli a diventare consapevoli dei propri comportamenti e delle conseguenze positive che una scelta a dispetto di un’altra potrebbe avere.
Cosa si può fare in questo caso? Si può cambiare il modo di comunicare così che si possa sviluppare un linguaggio educativo:
- Mostrare approvazione per i comportamenti buoni piuttosto che mostrare disapprovazione per quelli meno buoni: per esempio “grazie per aver messo via i tuoi giochi”, “grazie per avermi avvisato che il fratellino stava piangendo”. L’approvazione non deve essere generica ma diretta a un’azione specifica. E mostra la tua soddisfazione quando obbedisce, “che bravo!” o ancora “ben fatto!”: la lode e l’incoraggiamento lo sproneranno a ripetere il comportamento che è stato oggetto di tanti elogi. Questo porterà via via il bambino a ridurre scenate e atteggiamenti inappropriati e capricciosi, perché saprà come attirare l’attenzione in modo più costruttivo e più gratificante anche per se stesso.
- Non far diventare la sgridata un’esplosione di rabbia, fino a un punto di non ritorno in cui esplodono le emozioni. Concentrati solo sul comportamento sbagliato del presente, quello che è il fatto appena compiuto. Se tuo figlio ha fatto cadere qualcosa e lo ha rotto, e tu lo sgridi ricordandogli che anche la settimana scorsa aveva rotto un bicchiere, definendolo “imbranato”, non gli insegnerai ad essere più attento ma rischierai che si percepisca come più incapace e insicuro.
- l’importanza di saper dire no: permette al bambino di imparare una lezione, fondamentale per il suo sviluppo, ovvero la gestione della frustrazione, che deriva dalla consapevolezza di non poter avere tutto ciò che vuole. il genitore non deve farsi prendere dai sensi di colpa, perchè dicendo di no, sta facendo il bene del proprio figlio: i limiti e i divieti sono necessari.

- Distinguere la persona dal suo comportamento: dire a un bambino “sei stato cattivo” o “hai fatto una brutta cosa”, ha un risvolto psicologico molto diverso. Il concetto di bene o male, deve essere chiaro al bambino; ma non deve identificarsi con i suoi comportamenti sbagliati e credere di essere anche lui un individuo cattivo, quanto piuttosto un bambino che può sbagliare e quindi, imparare come rimediare.
- Cambia il modo di esprimere i concetti: se in casa vigono regole chiare e precise, per un bambino sarà più facile capire e seguire qualcosa che è sempre uguale. Il comando «Stai seduto!», e la regola educativa «A tavola si mangia seduti, perchè è così che si comportano i bimbi educati», fa ben comprendere in modo, anche intuitivo, quali conseguenze ed effetti possano avere sui figli. Immagino tutti considerino la seconda modalità come quella che porta a delle conseguenze positive perché aiuta a comunicare in una modalità più legata ai fatti, che non alla rabbia del momento.
- Parlare lentamente: questa modalità trasmette sicurezza, a differenza dell’espressione della rabbia tramite urla, che fanno perdere il controllo sia al genitore che al bambino. Sguardo diretto e tono di voce deciso ma basso, sono un modo efficace di comunicare. Il bambino potrà acquisire una lezione importante, è cioè che non ha ragione chi urla di più, ma chi sa esprimere bene le ragioni che ci fanno perdere la pazienza.
Concludendo, perchè urlare non serve?
Un corpo pieno di rabbia esprime l’idea che chi strilla di più ha ragione. Il rischio è che un comportamento simile possa essere assorbito dal bambino che getterà le fondamenta di un atteggiamento aggressivo: a sua volta tenderà a imporre il suo punto di vista urlando.
Urlare inoltre potrebbe far scatenare nel bambino i sensi di colpa, e l’umiliazione. . In ogni caso, se proprio non riesci a trattenerti, fai seguire l’urlo da unmomento di riappacificazione, così che il bambino possa sentirsi comunque rassicurato, e non trovarsi a pensare che non gli vuoi più bene.
RICORDA: Nessun bambino è uguale a un altro, perchè ogni essere umano è unico. Quello che vale per qualcuno, può non essere adatto per altri.
Dott.ssa Lia Di Gilio